January 30, 2019

“Perché essere come tutti gli altri?”: Kate Moross ci parla dell’originalità nel design

Kate Moross ha costruito la sua carriera sulla versatilità. Dalla grafia all’animazione, dalla tipografia all’illustrazione, i suoi progetti sono tutti caratterizzati dal colore e dall’originalità e il nuovo Quaderno realizzato in collaborazione con MOO non fa eccezione.

Dopo aver iniziato a lavorare come designer per la scena musicale londinese, Kate Moross oggi gestisce uno studio in città e lavora con brand globali tra cui Disney, Uniqlo e Kiehl’s.  Non ha paura di fare le cose in modo diverso e ha mantenuto uno stile e un approccio originali durante l’intero percorso da designer a responsabile di uno studio.

MOO ha parlato con Kate dei piccoli passi compiuti dallo studio per raggiungere il successo, dell’importanza dell’impegno sociale per i designer e della collaborazione per il nuovo Quaderno.

Come si è sviluppata la tua carriera?

Ho studiato grafica alla University of the Arts di Londra e quando avevo 20 anni andavo spesso a concerti e in discoteca. Ho iniziato a realizzare volantini e poster per la scena musicale indie, e poi ho iniziato a farmi pagare. Quasi senza che me ne accorgessi, il design è diventato il mio lavoro.

Successivamente, ho deciso di ampliare gli ambiti di lavoro, sperimentando con video, animazione e direzione artistica. Nel 2012, condividevo uno spazio di lavoro ma anche se l’atmosfera mi piaceva, i miei colleghi non erano molto disposti ad affrontare progetti che non rientrano nella loro percezione di quello che è trendy. A me, invece, piace molto lavorare con marchi non troppo di tendenza, perché rappresenta una sfida stimolante.

Ho capito che dovevo cercare persone con il mio stesso approccio e ho fatto la prima assunzione full-time: Oliver, grafico che lavora ancora con noi. Poi ho comprato dei Biglietti da visita e ho lanciato un sito.

I tuoi lavori sono coloratissimi. Che cosa ti ispira?

Direi che il colore è il mio marchio. Perché essere noiosi? Perché essere come tutti gli altri? È questo il messaggio che mi ripeto sempre. In Occidente, tutto sta diventando uguale: è in corso una omogeneizzazione nel campo della moda, del design, dell’arte e della musica, tutti consumano gli stessi prodotti, portano gli stessi abiti e sono attratti dagli stessi stili.

Secondo me, non si tratta di essere trendy ma di esprimere se stessi liberamente, senza preoccuparsi di quello che pensano gli altri. Non voglio fare quello che fanno gli altri, voglio fare le cose a modo mio.

Adoro viaggiare, provare cibi diversi, vedere culture diverse e ascoltare le opinioni delle persone sulla loro realtà sociale. Ritengo che il mondo sia molto più interessante quando le persone si esprimono in modo unico e personale, qualunque esso sia, quindi mi piace potermi esprimere il più possibile visualmente, oltre che con ciò che dico e con il mio lavoro.

Come hai affrontato la collaborazione con MOO per il Quaderno?

Ho avuto l’idea di realizzare tre Quaderni con tre scopi diversi da conservare insieme in una custodia. Oltre a essere colorati e divertenti, sono stati progettati con cura per risultare davvero utili.

MOO non aveva mai fatto un taccuino con liste di cose da fare, e io ho pensato che sarebbe stato l’accompagnamento ideale al quaderno per scrivere e a quello per disegnare. Questi sono i formati che trovo più utili nel mio lavoro, e ho pensato che sarebbero stati utili anche ad altri.

L’idea è di tenere i tre quaderni insieme nella loro custodia, dopo aver finito di usarli, come fossero una specie di capsula del tempo riguardante un certo progetto a cui si è lavorato. Spero che piaceranno: sono colorati e piacevoli al tatto, diversi da quelli che si vedono normalmente alle riunioni di lavoro, quindi sono perfetti anche per oggetto di conversazione.

Lavori a vari progetti. Come hai sviluppato il tuo approccio multidisciplinare?

Mi sono dovuta impegnare molto per ottenere più lavori nel campo del design e della direzione artistica, perché ero conosciuta solo come illustratrice. All’epoca, non c’era molta consapevolezza dell’approccio multidisciplinare. La gente pensava: “Oh, Kate fa lettering.” Ma in realtà faccio anche tutto il resto.

Sto ancora cercando di cambiare la percezione dei creativi e di lottare contro le generalizzazioni prevalenti nel mondo. Voglio dimostrare che è possibile fare bene tante cose diverse: non bisogna per forza fare benissimo una sola cosa o tutto. È importante imparare e sperimentare tecniche diverse, e questo non rende ciò che uno fa meno valido.

Come scegli i progetti su cui lavorare?

Se un progetto mi colpisce o se penso che trasmetta un messaggio importante, lo accetto. Alcune persone si rivolgono a me perché pensano che abbiamo dei valori in comune, ma se non è così, dico di no.

Anche se appartengo alla comunità LGBTQ+ e desidero rappresentarla nel mio lavoro, ho rifiutato delle campagne di cui non condividevo l’approccio. Non voglio far parte di un movimento capitalista con i colori dell’arcobaleno. E anche se do importanza alla visibilità, non voglio che qualcun altro mi riduca al ruolo di un simbolo o di un feticcio.

Prima di Instagram, il creatore non partecipava alla conversazione ed era solo un mercenario, che poteva scegliere di restare invisibile. Oggi, invece, se scrivi o crei qualcosa, sei responsabile anche del messaggio, quindi devo fare attenzione a come mi esprimo. Fortunatamente, sono sempre stata molto selettiva nella scelta dei lavori, per cui non c’è niente che rimpianga di aver fatto.

Come trovi l’equilibrio tra essere creatività e imprenditrice?

All’inizio della mia carriera, ho dovuto decidere se essere un’artista molto trendy che collabora solo con brand di altissimo livello. E nonostante quel mondo mi attirasse molto, ho pensato: “Sai una cosa? Voglio realizzare lavori che siano accessibili. Mi piacerebbe fare design per marchi che sono più ampi e seguiti da una gamma più ampia di persone, non solo da chi ha tanti soldi.”

E sono molto felice di aver fatto questa scelta. Non lavoro gratis, ma divido le mie competenze tra una gamma variegata di clienti, alcuni senza budget ed altri con budget commerciali elevati.

Avviare un’attività è una delle cose più gratificanti e difficili che abbia mai fatto. I miei familiari che lavorano nel business mi sono stati molto vicini, ma ho sfruttato molto anche il mio istinto e la mia personalità. Cerco sempre di operare in modo equo e positivo: è questo il mio progetto continuo.

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